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LE PAROLE IMPORTANTI

Un piccolo glossario dei termini delle assicurazioni

Ogni settore ha il suo linguaggio e gli addetti ai lavori per abitudine tendono a dare per scontato il significato delle parole. Nel mondo delle assicurazioni i termini sono tanti e possono essere interpretati in modo errato. Per questo abbiamo deicso di ealborare un piccolo glossario che spieghi in modo semplice e univoco il loro significato. Una parola per volta spiegata da un video che ne riessume il concetto in modo immediato e una definizione più ampia e approfondita, per fare chiarezza e non dare niente per scontato.

Deduzione e detrazione

La deduzione e la detrazione rappresentano due modalità diverse per riconoscere delle agevolazioni fiscali. La deduzione fiscale è un’agevolazione che opera sul reddito imponibile anziché (come per le detrazioni) sull’imposta. Ciò significa che, al momento di calcolare il reddito “imponibile” (quello su cui vengono applicate le aliquote percentuali delle imposte sui redditi) vengono “dedotte” le somme deducibili. Queste somme possono essere fiscalmente previste (deduzioni per carichi familiari, per categorie di lavoro) o possono essere applicate dal contribuente, qualora si tratti di spese sostenute per attività di impresa o di lavoro autonomo per le quali divenga applicabile questo tipo di agevolazione. Tra gli oneri deducibili rientrano i contributi versati nelle forme di previdenza complementare previste dalla normativa (D.lgs 252/2005), come i Fondi Pensione e i Piani Individuali di Previdenza. La soglia massima di deducibilità della contribuzione è fissata in € 5.164,57 e comprende sia i contributi versati direttamente dal contraente (c.d. volontari), sia, nel caso di lavoratori dipendenti che aderiscano a tali forme di previdenza complementare sulla base di un accordo legato al contratto di lavoro che preveda il conferimento del tfr, quelli che sono a carico del datore di lavoro e quelli trattenuti direttamente in busta paga al lavoratore. Possono essere dedotti anche i premi versati sulle polizze dei familiari fiscalmente a carico, sempre nel limite dei € 5.164,57 previsti per il produttore di reddito. Sfruttando appieno l’agevolazione in questione si può avere un risparmio fiscale considerevole, che per redditi oltre i 30.000 annui si attesta mediamente sul 40% del versato, quindi stiamo parlando di risparmiare € 2.000 di imposta su € 5.000 accantonati. La detrazione fiscale, invece, è un’agevolazione che opera sull’imposta anziché (come per le deduzioni) sul reddito imponibile. In pratica, dopo che sul reddito imponibile (quello su cui vengono applicate le aliquote percentuali delle imposte sui redditi) è stata calcolata l’imposta, da questa somma vengono “detratte” le somme detraibili. Queste somme possono essere previste dalla normativa fiscale in particolari casi (ad. Es. spese mediche). In ambito assicurativo sono detraibili in particolare i premi dei contratti ramo vita relativi alla copertura del caso di morte e nel ramo danni i premi delle polizze infortuni relativamente alle garanzie di invalidità permanente (per ip oltre la soglia del 5%) e morte. La soglia di detraibilità è fissata, complessivamente per tutti i contratti detenuti dal contraente, in € 530,00 con aliquota di recupero fiscale pari al 19%. Pertanto il risparmio fiscale massimo pro capite è di € 100,70.

Figure contrattuali

Le figure di un contratto di assicurazione sono:Contraente. Colui che stipula il contratto, paga il premio e al quale compete esercitare tutte le prerogative attribuite dalle condizioni contrattali come ad esempio nominare e modificare i beneficiari, esercitare le opzioni previste, comunicare il valore dei beni assicurati o di altre variabili che possano determinare mutamenti del rischio e quindi del premio. Può essere sia una persona fisica che una persona giuridica.Assicurato. La figura alla quale fa riferimento l’interesse economico tutelato dal contratto, ovverosia colui che corre il rischio protetto dall’assicurazione. Nei contratti Ramo Vita può essere solo una persona fisica ed è quella alla quale è legato l’evento morte o sopravvivenza: egli deve prestare il proprio consenso alla stipula del contratto.Beneficiario. Colui che ha diritto alla prestazione assicurata al verificarsi dell’evento, l’unica che può chiederne ed ottenerne la liquidazione. Il Beneficiario è designato dal Contraente e quest’ultimo può, nel corso della durata contrattuale fino al verificarsi dell’evento che fa sorgere il diritto alla prestazione, modificare tale designazione. Nel caso però che il beneficiario accetti per scritto, il diritto al beneficio non è più modificabile senza il suo consenso.Assicuratore. Questi, da non confondersi con l’intermediario (agente o broker) del settore assicurativo, è colui che si impegna, al verificarsi dell’evento, a fornire le prestazioni previste dal contratto. Si tratta quindi della Compagnia di assicurazioni, attività riservata dal codice e per esercitare la quale sono previsti rigidi requisiti che sono soggetti al controllo dell’IVASS, l’autorità garante del mercato assicurativo.Le figure di Contraente, Assicurato e Beneficiario possono coincidere (in un caso particolare, quello dei Piani Individuali Pensionistici, addirittura devono) se chi stipula il contratto è il titolare dell’interesse da tutelare e ha anche diritto a ricevere la prestazione, ma possono essere anche figure diverse. Nel caso dell’assicurazione per il casi di morte, ad esempio, per forza di cose il beneficiario della prestazione sarà un soggetto diverso dall’assicurato. In particolare l’assicurato, nei contratti Ramo Vita, non può essere mai modificato nel corso della durata contrattuale.

Franchigia e scoperto

Nei contratti Ramo Danni, franchigia e scoperto rappresentano la parte di danno che rimane a carico del beneficiario al momento della liquidazione di un sinistro. C’è però una differenza sostanziale tra i due termini. Se la quota a carico del beneficiario viene calcolata sulla somma assicurata si parla di franchigia, se invece fa riferimento all’entità del danno allora si parla di scoperto. La franchigia è perciò determinata al momento della stipula della polizza e il suo ammontare è definibile a priori poiché si applica alla somma assicurata; lo scoperto, invece, è sempre espresso in percentuale (spesso con un minimo e un massimo in valore assoluto) e, poiché si calcola sul danno una volta avvenuto e quantificato, il suo ammontare non è definibile a priori. Franchigia e scoperto hanno lo scopo di creare un equilibrio tra premio e prestazioni assicurate, lasciando a carico dell’assicurato quegli eventi o quella porzione di danno che riesce a gestire da solo, sapendo che su quelli di maggior entità sarà sempre coperto. Questo permette di ridurre i premi tagliando tutti i piccoli sinistri che non provocano problemi insormontabili a chi deve affrontarli ma che pesano molto in termini di costi sull’assicuratore. Inoltre innesca un comportamento più virtuoso nell’assicurato che, consapevole della componente a suo carico, cercherà di prevenire il rischio. La franchigia può essere di due tipi: assoluta e relativa. La prima è fissa, a prescindere dall’entità del danno, mentre quella relativa non si applica quando il danno supera determinate soglie.

Massimale

Per massimale si intende la cifra massima indennizzabile dall’assicuratore in caso di sinistro. Oltre quella soglia, è l’assicurato a dover provvedere con risorse proprie per la differenza. Si utilizza in luogo della somma assicurata in quelle situazioni nelle quali, per la natura del rischio, non c’è un bene assicurato determinato e quindi non è possibile prevedere l’entità del danno provocato dal verificarsi dell’evento. Infatti il massimale è proprio principalmente delle assicurazioni di responsabilità civile, nelle quali non è assicurato un determinato bene o una determinata persona, ma sono oggetto di copertura i danni provocati a terze persone o cose, danni che non hanno un valore preventivamente definibile. Trova comunque applicazione anche in altri rami come quello malattia per il rimborso delle spese sanitarie sostenute, incendio per quanto concerne il ricorso terzi (garanzia di responsabilità civile per i danni da incendio, esplosione e scoppio), etc. Il massimale può essere rapportato all’anno assicurativo, ed essere quindi intaccato da più sinistri nel corso dell’annualità, oppure al singolo sinistro o, ancora, più frequentemente è pattuito per anno e per sinistro. Nelle polizze di Responsabilità Civile per la Circolazione di Veicoli a Motore (c.d. RCA), il Codice delle Assicurazioni ha fissato delle soglie minime dei massimali al di sotto delle quali le compagnie non possono scendere e che sono state oggetto di modifica negli ultimi anni, recependo una normativa europea. Attualmente, nel 2016, il massimale RCA minimo per i danni alle persone è di € 5.000.000 e il massimale RCA minimo per i danni alle cose è pari a € 1.000.000. Sebbene notevolmente incrementato rispetto al passato, il massimale minimo di legge può non essere sufficiente alla liquidazione di danni per incidenti mortali o con feriti gravi, per i quali la magistratura può fissare risarcimenti molto elevati. Per questo è opportuno sottoscrivere polizze con massimali più alti del minimo di legge; la piccola maggiorazione del premio è ampiamente ripagata dalla maggior tranquillità in caso di sinistro. Infatti all’aumento del massimale non corrisponde nella stessa proporzione un incremento del premio. Le spese legali, qualora necessarie, sono a carico dell’assicuratore nel limite di un quarto del massimale e si sommano ad esso. Se il danno supera il massimale assicurato le spese legali si dividono in proporzione tra assicurato e assicuratore.

Premio

Il premio è il corrispettivo che il contraente di un contratto di assicurazione è tenuto a versare a fronte dell’impegno dell’assicuratore ad adempiere alle prestazioni previste dal contratto stesso al verificarsi di un determinato evento. Se siamo in presenza di eventi futuri, incerti ed economicamente dannosi, quali quelli che caratterizzano i contratti Rami Danni, o nel caso dell’evento morte, contratti Ramo Vita Caso Morte, il suo ammontare è espressione della partecipazione del contraente alla suddivisione delle conseguenze economicamente negative legate al verificarsi del rischio oggetto dell’assicurazione. Infatti alla determinazione del premio concorrono tutti quei fattori dei quali l’assicuratore deve tenere conto nel ripartire le conseguenze del rischio tra coloro che ne sono soggetti. Se prendiamo ad esempio come evento quello attinente al rischio di morte dell’assicurato avranno chiaramente importanza l’età e lo stato di salute, pertanto una persona di età maggiore verserà un premio maggiore di una più giovane e lo stesso succederà ad una persona che ha dei precedenti patologici rispetto ad un soggetto sano. Queste variabili invece non vengono prese in considerazione per il rischio di subire infortuni, eventi legati in particolare modo all’attività professionale svolta. Il versamento del premio, termine che etimologicamente viene dal latino pre emere cioè pagare in anticipo, è condizione necessaria per la sussistenza della copertura assicurativa del rischio e deve avvenire in anticipo rispetto alla decorrenza della copertura stessa: infatti in caso di interruzione del pagamento delle rate di premio quest’ultima viene meno. Nel caso di un contratto che abbia invece ad oggetto la costituzione di una disponibilità economica, come un capitale o di una rendita, per far fronte alle necessità economiche in caso di sopravvivenza dell’assicurato ad una certa data, contratti Ramo Vita Caso Vita o Misti, i premi vengono investiti dall’assicuratore per creare le prestazioni promesse dal contratto alla sua scadenza. Si parla in questo caso di premi di risparmio, per distinguerli dai premi di rischio, destinati invece alla copertura del caso di morte o a indennizzare i danni provocati da eventi futuri e incerti, come detto caratteristici rispettivamente dei contratti Ramo Vita Caso Morte e Rami Danni. All’interno del premio possiamo distinguere un’ulteriore componente, il caricamento: esso è la parte di premio che serve all’assicuratore a far fronte a tutti i costi gravanti sul contratto. Solo questa componente, di gran lunga minoritaria rispetto alle altre, è effettivamente trattenuta dalla Compagnia, mentre le quote di rischio e risparmio sono interamente utilizzate per fornire le prestazioni previste dal contratto. Il premio, infine, per quanto concerne la sua ricorrenza, può essere versato in unica soluzione per tutta la durata del contratto, e allora parleremo di contratti a Premio Unico, oppure ricorrere annualmente: in tal caso, cioè nei contratti definiti a Premio Annuo, può essere prevista la possibilità di frazionare il premio in più rate per agevolare l’adempimento della prestazione da parte del contraente. Una casistica particolare è quella dei Premi Unici Successivi, nei quali ogni versamento dà origine ad una prestazione indipendentemente dagli altri, caratteristica propria dei Piani Individuali di Previdenza dove i versamenti possono essere effettuati in misura e con ricorrenze variabili nel periodo di durata del contratto.

Prestazione assicurata

La prestazione assicurata rappresenta l’impegno che si assume l’assicuratore nei confronti del beneficiario in caso si dovesse verificare l’evento previsto dal contratto. Principalmente tale impegno si traduce in una somma di denaro, ma in alcuni casi, come le polizze di Assistenza, può essere anche rappresentato dalla fornitura di un servizio. Può trattarsi di un capitale o di una rendita se riguarda eventi inerenti alla vita umana, oppure di un indennizzo se si tratta di danni provocati da una delle circostanze coperte dalla polizza. Nei contratti caso vita a prestazioni rivalutabili, in polizza è indicata una prestazione inizialmente assicurata che è destinata a rivalutarsi annualmente sulla base del rendimento della Gestione Separata nella quale vengono investiti i premi versati.

Rendita

La prestazione assicurata in un contratto di assicurazione può essere erogata al beneficiario, anziché sotto forma di capitale versato in un’unica soluzione, attraverso un versamento periodico che prende il nome di rendita. Se si opta per la rendita il montante maturato, dato dai premi versati rivalutati fino alla scadenza del contratto, verrà convertito, tramite il coefficiente di conversione, in una somma che sarà corrisposta annualmente e, nel caso della rendita vitalizia, fino a quando il beneficiario resterà in vita. Il coefficiente di conversione è un parametro di calcolo definito sulla base delle tabelle di mortalità e rispecchia l’aspettativa di vita media residua che il beneficiario ha davanti nel momento in cui inizia a percepire la rendita. Basandosi sull’aspettativa di vita media, l’assicuratore ripartisce il rischio di versare a chi vive oltre la media un ammontare di denaro maggiore rispetto al montante maturato sfruttando le risorse lasciate da chi viene a mancare prima. Un’altra variabile che determinerà il coefficiente applicabile è la rateazione della rendita. Esistono delle varianti alla rendita vitalizia: reversibile, temporanea certa, controassicurata, maggiorata in caso di non autosufficienza.

Rendita reversibile:

si parla di rendita reversibile quando la rendita vitalizia viene erogata al primo beneficiario designato fino a quando questo resta in vita e successivamente al suo decesso in favore di un altro soggetto individuato dal contraente al momento della richiesta di erogazione della prestazione.

Rendita temporanea certa:

in questo caso la rendita sarà garantita per un certo numero di anni (solitamente 5 o 10) a prescindere dal decesso del beneficiario. In questo arco di tempo, infatti, se il percipiente dovesse morire, la rendita verrebbe comunque erogata a favore di uno o più soggetti designati dallo stesso beneficiario e fino alla scadenza del periodo garantito. Al termine del periodo stabilito, se il primo beneficiario è ancora in vita, la rendita certa si trasformerà automaticamente in rendita vitalizia e quindi gli sarà corrisposta vita natural durante. Questa forma di rendita si presta a coprire l’esigenza di chi voglia garantire la continuità della prestazione per un certo periodo dopo la sua morte a soggetti che dipendano da questa somma di denaro senza dover prendere in considerazione l’erogazione vitalizia su un secondo beneficiario, propria della reversibilità, che costringe a valutare il coefficiente di conversione della seconda testa, che potrebbe essere molto penalizzante in termini di valore della rendita nel caso, come per esempio nel caso si tratti dei figli, sia molto più giovane.

Rendita con restituzione del capitale residuo (controassicurata):

questa ipotesi prevede la possibilità di corrispondere il capitale eventualmente residuo al momento del decesso del beneficiario, derivante dalla differenza tra il montante originario e le rate di rendita erogate prima della sua morte, ai soggetti designati dal contraente. Si definisce controassicurata proprio perché tale forma va contro il principio della rendita che prevede, come detto, che l’ammontare residuo di chi viene a mancare prima del tempo serva a coprire le necessità di erogazione della rendita a chi sopravvive oltre l’aspettativa di vita media. Difatti il valore della rendita controassicurata, a parità di altri fattori, è molto inferiore alla forma vitalizia.

Rendita maggiorata in caso di non autosufficienza:

questa variante di rendita è pensata al fine di garantire la vecchiaia più avanzata del beneficiario, nel caso in cui le spese sanitarie e di assistenza dovessero diventare gravose. Al verificarsi della perdita dell’autosufficienza, il beneficiario riceverà un vitalizio raddoppiato, per far fronte alle spese per la cura della sua persona. La perdita di autosufficienza dell’Assicurato principale in modo presumibilmente permanente avviene quando l’Assicurato è incapace di svolgere gli “atti elementari della vita quotidiana” per il cui svolgimento necessita di assistenza da parte di un’altra persona.

 

Responsabilità civile

La responsabilità civile è stabilita dal legislatore a tutela degli interessi del singolo individuo, ponendo in capo al danneggiante l’obbligo di risarcire i danni provocati a terzi. Le conseguenze della violazione di norme o regolamenti posti a tutela dell’interesse collettivo comportano invece profili di responsabilità penale e amministrativa che non sono oggetto di assicurazione ed hanno natura personale. Ci limitiamo, in ambito di responsabilità civile, a prendere in considerazione i danni provocati da un comportamento, volontario (doloso) o colposo, in ambito non contrattuale (art. 2043 e seguenti del codice civile), non collegato cioè alla non esatta esecuzione di una obbligazione prevista in un contratto (art. 1218 cc). In particolare, da un punto di vista assicurativo, possono essere oggetto di tutela i danni provocati da un comportamento colposo, mentre per quelli dolosi l’assicurazione risponde solo per i danni provocati dalle persone delle quali l’assicurato debba rispondere, quali i dipendenti e i figli minori. Con un contratto per copertura della responsabilità civile, quindi, l’assicuratore si obbliga a tenere indenne l’assicurato di quanto egli sia tenuto a pagare per i danni provocati a terzi. Non potendo determinare in anticipo l’ammontare del danno, l’assicuratore si impegna fino ad una determinata somma, detta massimale, indicata in polizza. L’attivazione della tutela presuppone una richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato, il quale dovrà provare il danno subito e il nesso di causalità tra il danno e il comportamento del danneggiante: dovrà cioè dar prova che il danno è conseguenza diretta della sua condotta colposa, intendendosi con tale termine un comportamento involontario imprudente, imperito o in violazione di norme o regolamenti. Vi sono tuttavia una serie di situazioni nelle quali, volendo il legislatore tutelare in particolar modo il danneggiato, la colpa è presunta in capo al danneggiante. In questi casi pertanto assistiamo all’inversione dell’onere della prova: sarà quindi il danneggiante a doversi liberare della responsabilità del danno e del conseguente obbligo di risarcirlo che grava su di lui. Queste fattispecie sono quindi, a maggior ragione, bisognose di una tutela assicurativa che permetta al danneggiante di restare indenne dall’obbligo del risarcimento anche qualora non riesca a dar prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Rientrano in questa casistica la circolazione dei veicoli (per il conducente e il proprietario, per il quale l’assicurazione dei veicoli a motore è obbligatoria), la rovina di edifici (pensiamo a un pezzo di cornicione che si stacca e cade in strada), la proprietà e l’uso di animali, le cose in custodia e le attività pericolose. In caso di azione legale nei confronti dell’assicurato, la polizza risponde anche per le spese legali di resistenza nei limiti di un quarto del massimale e in aggiunta ad esso. Se il danno supera il massimale si ripartiscono tra assicuratore e assicurato.

Rischio

Il rischio è la probabilità che un determinato evento si verifichi.Tale evento deve pertanto essere futuro e incerto.Il rischio è l’oggetto del contratto di assicurazione, che ha proprio lo scopo di trasferire gli effetti del verificarsi di un evento dal soggetto che corre il rischio ad un altro, l’assicuratore, che mediante calcoli statistici può stabilire la sua probabilità di accadimento e suddividerne le conseguenze economiche negative tra un insieme di persone ad esso soggette (principio di mutualità), stabilendo quanto ciascuna di esse debba contribuire per generare le risorse necessarie a fornire le prestazioni previste.Se non vi è rischio, non vi può essere assicurazione. Perciò, se il rischio non esiste o cessa prima della conclusione del contratto di assicurazione, il contratto stesso è nullo, come se non fosse mai esistito. Pensiamo ad esempio all’assicurazione sulla vita di una persona già morta. Allo stesso modo, se il rischio viene meno durante il periodo di validità del contratto quest’ultimo si scioglie. Nel caso dell’assicurazione sui rischi attinenti un’attività imprenditoriale, ad esempio, qualora questa cessi viene meno il rischio. Inoltre non potranno essere presi in considerazione quei sinistri, ovverosia quegli eventi dannosi, provocati con dolo o colpa grave dalle figure contrattuali coinvolte, salvo che l’assicuratore accetti esplicitamente di coprire i casi di colpa grave o che il sinistro sia provocato non direttamente da chi stipula il contratto ma da un soggetto del quale egli debba rispondere, quali possono essere i figli minori o i dipendenti.Con riferimento all’evento possiamo distinguere tra quelli riguardanti la vita umana, morte e sopravvivenza, e quelli che hanno come conseguenza il verificarsi di un danno. I contratti di assicurazione che hanno ad oggetto i primi appartengono al Ramo Vita, quelli che riguardano i secondi al Ramo Danni. Questa distinzione è importante perché ne derivano regole differenti su vari aspetti contrattuali, dalla gestione dei premi alla natura stessa delle prestazioni offerte: nel primo caso, Ramo Vita, esse hanno natura previdenziale, nel secondo, Ramo Danni, indennitaria, ovvero di risarcimento del danno subito al verificarsi dell’evento. Pertanto in tal caso l’indennizzo non può mai superare il danno, mentre nel Ramo Vita è chi si assicura, in accordo con l’assicuratore, a stabilire l’entità della prestazione che dovrà essere liquidata. Per la stipula di un contratto di assicurazione assume grande importanza l’attenta valutazione del rischio: infatti l’assicuratore può efficacemente calcolare la probabilità di accadimento dell’evento solo se compie un’approfondita analisi di tutti i fattori che la determinano. Dichiarazioni inesatte o reticenti da parte di intende stipulare un’assicurazione sulle circostanze del rischio sono controproducenti perché possono comportare, una volta che l’assicuratore ne sia venuto a conoscenza, la modifica o, nei casi più gravi, l’annullamento del contratto e se rese con dolo o colpa grave la perdita dei premi e il mancato indennizzo dei sinistri che si fossero nel frattempo verificati.

Sinistro 

Per sinistro si intende il verificarsi del rischio per il quale è presente la garanzia assicurativa, ossia l’evento che si verifica nei tempi e nelle condizioni previste in polizza e che obbliga l’assicuratore ad indennizzare all’assicurato i conseguenti danni, secondo le pattuizioni contrattuali. Ad esempio, in una polizza contro gli incendi, il sinistro è rappresentato dall’incendio che colpisce la cosa assicurata. Nell’assicurazione vita invece corrisponde al decesso dell’assicurato che determina il pagamento al beneficiario designato in polizza, da parte dell’Impresa, delle prestazioni garantite dal contratto in caso di morte. In ambito di responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli, si parla di sinistro con colpa quando la responsabilità dell’evento viene attribuita per almeno il 51% all’assicurato, di sinistro con colpa paritaria quando la responsabilità è divisa fra le due controparti e di sinistro senza colpa quando l’assicurato ha lo 0% di colpa. Il concorso di colpa, in caso di incidente tra due veicoli, è presunto dal codice civile al 50% tra le due parti.